I vantaggi del sorteggio nella democrazia

Il sorteggio offre numerosi vantaggi. Ma è raramente utilizzato nelle democrazie odierne. In particolare, se lo si confronta con le elezioni, il sorteggio permette di rispettare molto meglio il principio di uguaglianza politica: ogni partecipante ha esattamente le stesse probabilità di essere selezionato.

Non è un caso che in molti posti che oggigiorno sono considerati i precursori della democrazia – la Grecia antica, le repubbliche italiane del Medioevo e perfino certi Cantoni svizzeri fino alla fine del XVIII secolo – si sia fatto ricorso al sorteggio per scegliere i propri governanti.

Ora, il principio di uguaglianza è – o dovrebbe essere – insito nel cuore della democrazia. Al giorno d’oggi viene rispettato solo in parte, perché ci si è dimenticati del sorteggio e si pensa che le elezioni siano l'unico meccanismo democratico. Ma non è così. Anzi, è proprio nelle elezioni che regna la disuguaglianza, soprattutto perché sono favoriti coloro che dispongono di ingenti risorse finanziarie e di una rete di relazioni con le persone che contano o, a volte, semplicemente perché hanno un cognome ben noto.

Dunque, è nella natura stessa delle elezioni che si nascondono disuguaglianze. È un problema che il sorteggio permette di evitare.

Il sorteggio nel campo della giustizia

Ma cosa significa applicarlo nel campo della giustizia? Il lavoro di un giudice è ben diverso da quello di un parlamentare. Per candidarsi al Parlamento nessuno deve superare un esame dove si mettono alla prova le sue competenze in ambito politico. Invece per diventare giudice è indispensabile conoscere la giurisprudenza, avere studiato diritto all’università, avere una certa esperienza nei e con i tribunali, ecc. Quindi in questo caso il sorteggio non può essere applicato a tutta la popolazione. Bisogna fare in modo che possano accedervi soltanto le persone competenti in diritto.

Pari opportunità con il sorteggio

È proprio quanto propone la nostra iniziativa. Una commissione di esperti avrà l'incarico di valutare i candidati. Successivamente il meccanismo del sorteggio decide chi viene designato. Quindi il principio delle pari opportunità si applica alla perfezione a coloro che possiedono le competenze per lavorare come giudici al Tribunale federale.

Quando ero deputato al parlamento cantonale devo ho potuto constatare con i miei occhi fino a che punto l'attuale sistema è difettoso. Nel mio Cantone, il Ticino, il Parlamento cantonale elegge i giudici e i magistrati cantonali. Una «commissione di esperti» – simile a quella che la nostra iniziativa propone a livello federale – deve valutare se i candidati siano o meno «idonei» a esercitare la funzione in questione. Ma tutti i posti sono ripartiti fra i partiti di governo. Perciò ho visto spesso candidati che si sono avvicinati a questo o a quel partito, non perché condividessero necessariamente il programma del partito in questione, ma soltanto per poter essere eleggibili. Ho anche visto candidati indipendenti, molto competenti, che non avevano alcuna possibilità di essere eletti.

Infine ho sempre trovato molto problematico, dal punto di vista democratico, la prassi che obbliga a versare ai partiti politici contributi finanziari periodici. Anche se ho molta comprensione e rispetto per il ruolo che hanno i partiti in una democrazia, e so bene che per svolgere i loro compiti i partiti hanno bisogno di risorse finanziarie, ritengo che la soluzione è da ricercare altrove e non tassando i giudici. In altre parole, non è un argomento valido per rifiutare questa iniziativa ma – al contrario – è una ragione di più per sostenerla con convinzione.

Nenad Stojanović

 

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